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PALENT: PICCOLO TIBET NEL CUNEESE
di Edoardo Raspelli
SPECCHIO - 9 giugno 2001
Albaretto 110 anni fa aveva 1.109 abitanti; nel 1971 erano 155; oggi ce ne sono soltanto 66. A Palent, là dove tra le nubi finisce la strada, di residenti ce ne sono solo due: Matteo Laugero, classe 1931, e la moglie Virginia, dolce energica signora di qualche anno di meno.
Straordinari loro, da sogno il posto.
Ve lo sarete venuto a conquistare in fondo al Piemonte, in provincia di Cuneo, in Val Maira (Maira, in occitano, vuol dire Magra): terra di povertà ieri, di "resistenza umana" oggi. Già, perché è da eroi vivere tutti soli nel pur fiabesco gruppetto di case e cascine, di legno e di pietra, che risalgono al 1500, dove cade la neve fino a metà primavera e dove, d'inverno,la coltre è alta dei metri.
Eppure questo posto è un fascinoso intrepido rifugio, sia per Matteo e Virginia, sia per voi. Lui, dopo gli anni in fabbrica, si è rifugiato qui e, sopra la sua semplice casa piena di amore, coltiva il genepy.
L'artemisia viene raccolta a mano, staccata con le forbici a pendii scoscesi del 25 per cento. L'erba viene fatta essiccare a legna nel vecchio forno del pane della borgata e poi, mescolata con sapienza a solo alcool e zucchero, produce un infuso verde chiaro indimenticabile.
Palent (questo il nome della panoramica sperduta borgata cuneese) è posto tappa, cioè punto di passaggio dei percorsi occitani che, in una quindicina di tappe a piedi, permette di scoprire, tra gli 800 e i 2.700 metri, un "piccolo Tibet". Da Matteo Laugero troverete un lindo camerone e, sotto, al piano terra di una antica casetta ristrutturata, una sala con servizi e cucina. Ma cercate di convincere la signora Virginia a cucinare per voi: cipolline in agrodolce, giardiniera, acciughe in verde o in rosso, i ravioles della tradizione, la trota bollita e il cosciotto di agnello, i dolci e le marmellate casalinghe.
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